L'appartenenza della Romagna allo Stato della Chiesa l'ha portata a avere un'influenza culinaria verso l'Italia centrale, contrariamente alla più settentrionale Emilia.
Non a caso l'Emilia utilizza il burro come condimento, grasso nordico per eccellenza, mentre la Romagna, nonostante i pochi uliveti, nella sua cucina impiega l'olio, ingrediente mediterraneo. Il peperoncino, altro ingrediente del sud e la cottura alla griglia in Emilia non sono utilizzati.
Il pomodoro, portato nella regione solo verso il settecento, si è radicato maggiormente nel sud della regione e nel bolognese che nell'Emilia.
La storia della piadina, definita da Giovanni Pascoli il pane della Romagna, potrebbe essere definito pane azzimo, caratteristica attribuita alla comunità ebraica ferrarese. Di fatto però la piadina veniva preparata già in epoca precedente alla presenza degli ebrei nella città.
La tradizione vuole che sia gustata imbottita di prosciutto crudo e squaquarone, formaggio cremoso locale.
Da dire inoltre l'importanza dell'influenza del mare in cucina romagnola. Il pesce crudo è valorizzato più che altrove ed è cucinato alla griglia, fritto, in guazzetto.. L'anguilla, pesce diffuso e apprezzato in svariati piatti.
Se in Emilia si largo uso di carne di maiale, nella parte meridionale della regione il manzo viene fornito da una razza autoctona, la romagnola.
Una città che si differenzia da tutte le altre è Ferrara per la sua cucina sontuosa ereditata dagli Estensi. Il pasticcio alla ferrarese ne è un piatto rappresentativo, composto da un involucro di pasta frolla farcito di pasta corta condita con ragù e funghi.
I tortelli di zucca, a Ferrara chiamati "cappellacci" sono un altro piatto tipico ferrarese.
Il pasticcio reggiano, una pasta frolla farcita di cappelletti e il cotechino in galera di Modena, avvolto in prosciutto e carne di vitello, sono due piatti caratteristici di Reggio e Modena e ricordano il passato illustre degli estensi.