Il travestimento veneziano per eccellenza è la bauta, indossata da uomini e donne: una mantellina nera abbinata sempre ad un cappello a tricorno nero e a una larva, maschera bianca che cela il viso. Con la bauta il totale anonimato è garantito poichè consente sia il bere che il mangiare. E' la "maschera che ogni disuguaglianza agguaglia" usata sia dagli uomini che dalle donne. Questa maschera oltre al periodo di Carnevale, veniva indossata anche nelle feste, nei teatri, negli incontri amorosi, ogni volta cioè che l'incognito facilitava le avventure. Altra maschera utilizzata dalle donne era la moretta, ovale di velluto nero che restava sul volto della dama grazie ad un bottoncino stretto tra i denti. Diffuso anche il domino, un lunghissimo mantello con cappuccio che copriva il volto. Le maschere si incontravano a Venezia anche al di fuori del periodo del Carnevale, che d'altra parte era molto esteso: cominciava normalmente il 26 dicembre per concludersi il giorno delle Ceneri, ma spesso venivano concesse licenze per anticipare il periodo di utilizzo delle maschere fin dal 1° ottobre, e non era inconsueto assistere a feste e banchetti anche durante la Quaresima. Anche durante la festa della Sensa, che durava 15 giorni, era consentito l'uso della maschera e del travestimento.