La polenta un cibo che esiste da sempre

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Quando, in un giorno cupissimo per l'umanità, Adamo ed Eva furono cacciati dall'Eden - a quanto si narra - fecero frettolosamente fagotto, portandosi via lo stretto necessario per sopravvivere, compresi alcuni semi di granoturco.
Si immagina che abbiano vagato a lungo, alla ricerca dei luogo ideale in cui ristorare le stanche e infreddolite membra e, naturalmente, saziare la fame che sentivano per la prima volta, abituati come erano alle delizie del paradiso terrestre.

C'è stato chi, abbastanza seriosamente, ha scomodato i nostri progenitori per dimostrare - oh la forza del campanilismo! - che i due coniugi sfortunati si sarebbero installati nella Bergamasca portando seco il granoturco dal quale trarre l'incredibile, inimitabile, sempiterna polenta.
Il nome "polenta"deriva dalla corruzione latina, puls, dei greco poltos, termine col quale venivano indicati alcuni impasti a base di farina noti sia presso i greci che presso i romani.

La parola polenta la troviamo già in Persio e Plinio, che con questo nome indicavano un impasto ottenuto cuocendo grano di frumento essiccato e posto nell'acqua per il tempo necessario ad ottenere una specie di focaccia molto morbida, quale è descritta in un idillio di Settimio Sereno, poeta romano dell'età imperiale, tradotto in sesta rima dal Leopardi. Queste origini della polenta, che si vogliono antichissime, riportate alla luce in tempi diversi da scrittori e ricercatori numerosi, sono ben lontane dall'essere comprovate sul piano della storia.