Dire pizza è dire Napoli. E' appunto grazie al genio gastronomico dei napoletani se abbiamo un piatto gustoso, economico e con il giusto equilibrio dietetico. Poca farina, acqua, un pizzico di lievito, olio, pomodoro, formaggio e verdura, un connubio perfetto per il sapore e il fabbisogno dell'organismo poichè contiene carboidrati, grassi, vitamine e proteine animali.
Artisti e letterati si dilettavano a decantarne le qualità. Giovanni Artieri dette della pizza una versione fantasiosa ed efficace su come cucinarla.
Contro chi la vuole cuocere in una teglia o in un tegame Artieri dice che: è un'eresia questo modo di cuocerla perchè toglie alla pizza la sua prima stupenda magia che è quella di nascere nuda come Venere sul banco di marmo e tra le nuvole della farina del battitore, di scivolare secca e intatta sulla pala di legno dell'infornatore, di cuocere nell'aria dolce e ardente del forno di mattoni.
Le varietà di pizze sono innumerevoli ma la più importante, la pizza-base o proto-pizza deve essere condita con olio e pomodoro solamente. Le altre entrate a far parte della tradizione sono nell'ordine: aglio olio e pomodoro; con strutto, formaggio e pomodoro; con funghi, olio e pomodoro.
La pizza margherita entrò a far parte del grande elenco quando nell'estate del 1889 i sovrani Umberto I e la regina Margherita, in vacanza nella reggia di Capodimonte vollero provare la tanto decantata pizza e tra le tre pizze a loro presentate la regina scelse quella con pomodoro, mozzarella e basilico, creata in loro onore con i colori del tricolore d'Italia. Da quel giorno don Raffaele lanciò la più famosa delle pizze.